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Il summit Nato  ha definitivamente mostrato come Donald Trump stia trasformando le forme della rappresentazione politica anche a livello internazionale.

I vertici tra capi di stato e di governo hanno sempre avuto una certa componente di spettacolo e di rito, in cui la decisione sui dossier spesso è secondaria rispetto ad altre priorità, come rinsaldare i rapporti personali tra leader o fare delle vere e proprie prove di forza. Un esempio ne è stata la recente discussione sulla politica migratoria del Consiglio europeo, terminata all’alba senza risolvere il tema essenziale dell’asilo europeo. Eppure, Trump ha portato a un livello successivo la tendenza spettacolare dei summit. Facendo omaggio alle sue passioni sportive, il modo in cui il presidente americano si approccia agli incontri con i suoi omologhi ricorda la differenza tra boxe e wrestling.

Per spiegare la similitudine, è utile rifarsi a Roland Barthes, il quale insisteva sull’incapacità del wrestling, diversamente dalla boxe, di dare un senso al gesto conflittuale. Lo spettacolo si risolve nello spettacolo fine a sé stesso:

“Un incontro di boxe è una storia che si costruisce sotto gli occhi dello spettatore; nel wrestling, al contrario, è ogni momento che è intelligibile, non la sua durata” (Mythologies, 1957)

Attenzione quindi alle distrazioni, bisogna cercare le tendenze. Ad esempio, come spiega Hoop Scheffer su Le Grand Continent, la geopolitica trumpiana sembra essere in continuità strategica rispetto agli orientamenti della politica internazionale di Obama.

In questo contesto, andando oltre lo spettacolo trumpiano, la sostanza del summit della settimana scorsa ha dimostrato che la Nato è ancora vitale e in evoluzione. L’alleanza ha preso decisioni importanti, con il via libera all’allargamento alla Macedonia (poco dopo il rinvio al 2019  del negoziato per entrare nell’Ue) e nuovi progetti di reazione rapida, e ha aperto a nuovi temi, come l’energia. Soprattutto, rimane centrale nella strategia di interesse nazionale di molti suoi membri.

Per queste ragioni, la redazione della Lettera del Lunedì ha deciso di dedicare una serie di analisi alla Nato e a suo ruolo strategico, insieme ad altri articoli che scandagliano le più varie regioni del mondo. Senza fermarsi alla facciata, ma analizzando i cambiamenti sotterranei che hanno un impatto di lungo periodo, i nostri autori cercano di riallacciare i fili rossi alla base delle trasformazioni dell’attualità internazionale.

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