Espresso

La presidenza semestrale del Consiglio dell’Unione è un momento critico della vita politica europea: per il paese che la ricopre, si aprono possibilità di coordinare le posizioni degli stati membri sulle decisioni più importanti, influenzare l’agenda politica e sviluppare il proprio soft power. Si tratta quindi di un compito complesso, che richiede ai paesi grandi competenze negoziali, un’ottima organizzazione e funzionari ben formati. Una responsabilità che a oggi appare insormontabile per la Romania, che dovrebbe succedere all’Austria il primo gennaio 2019, ma che, tra crisi politiche e scontri con l’Unione, non pare pronta al compito.

“Non siamo abbastanza preparati”. Settimo paese per popolazione dell’Unione, di cui è entrata a far parte nel 2007, la Romania non è riuscita a lasciarsi alle spalle i suoi cronici problemi: economia fragile, depopolamento rapido, corruzione diffusa e continue tensioni con le minoranze. A tali questioni di lungo corso si aggiungono di recente le controverse misure del governo socialdemocratico guidato da Viorica Dancila, che hanno suscitato l’indignazione nel resto d’Europa: il 13 novembre il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che condanna i passi indietro di Bucarest sullo stato di diritto, l’indipendenza della giustizia e la corruzione, dopo che pochi giorni prima il ministro agli Affari Europei Victor Negrescu si era dimesso. La situazione è tale da aver spinto il Presidente della Repubblica Klaus Iohannis a dire, “la presidenza è una posizione onorevole e molto esigente, ma noi non siamo abbastanza preparati”.

Sei mesi di fuoco per l’Unione. La situazione di caos non depone in favore della presidenza rumena: quella che sarebbe potuta essere un’occasione per Bucarest di ottenere per la prima volta un ruolo da protagonista nella politica europea rischia di essere travolta, nei prossimi mesi, da una continua escalation nello scontro con Bruxelles. Una presidenza così indebolita e delegittimata sarebbe inoltre un problema per la stessa Unione: le sfide dei prossimi sei mesi si annunciano decisive, tra gestione della Brexit, le elezioni europee e i negoziati per la formazione della prossima Commissione. Affrontarle nel mezzo di una crisi istituzionale e politica potrebbe complicare ogni strategia futura. Per questo, nonostante le garanzie offerte dal governo di Bucarest, le istituzioni europee stanno correndo ai ripari: la Finlandia, che dovrebbe assumere la presidenza il prossimo giugno, si starebbe preparando a subentrare da subito. Le prossime settimane diranno se una tale soluzione di emergenza senza precedenti si renderà necessaria.

Tutti gli articoli